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STORIA DEL KARATE
Le origini
La storia e l'evoluzione del
karate sono molto complesse. L'analisi della storia
dell'isola di Okinawa permette di comprendere come
l'influenza cinese abbia formato quest'arte e come poi si
sia sviluppata sotto la denominazione giapponese.
L'arte marziale di Okinawa
si è sviluppata come un'arte tenuta segreta, che per lungo
tempo è stata il privilegio dei nobili prima di diffondersi
ad altri strati della società, pur restando appannaggio di
un numero ristretto di persone.
Nel secolo XV il re di
Ryu-kyu, dopo aver elevato al rango di nobili gli antichi
capi locali, proibisce di portare armi.
Dopo aver invaso il paese,
nel secolo XVII, i signori giapponesi di Satsuma mantennero
l'interdizione delle armi istituita dal re di Ryu-kyu un
secolo e mezzo prima e giunsero a stabilire saldamente il
loro dominio sull'isola. Integrato nel regime feudale
giapponese, il sistema gerarchico di Ryu-kyu diventò più
rigido. Venne stabilita una gerarchia interna che si
diversificherà ancora in seguito: nobiltà in tre gradi,
vassalli in due gradi, contadini in due gradi. L'arte del
combattimento a mano nuda praticata dalla nobiltà sembra
aver avuto più che altro il senso di una manifestazione
simbolica del suo rango. Tuttavia, nel corso dei secoli XVII
e XVIII, i vassalli si impoverirono e una parte di questi si
orientò poco a poco verso l'artigianato o il commercio, e
infine verso l'agricoltura, per sopravvivere. Si manifestò
una mobilità sociale tra la classe dei vassalli e quella dei
contadini, malgrado la gerarchia complessa e rigida
esistente a Ryu-kyu. Possiamo pensare che, con questa
mobilità sociale, l'arte dei nobili a poco a poco abbia
penetrato gli altri strati sociali; lo testimonierebbe la
comparsa di termini come "mano (te) dei vassalli", "mano
degli artigiani", "mano dei contadini", avendo il termine
"mano" (te) il significato di arte o di tecnica.
In giapponese il termine bushi designava colui che
apparteneva all'ordine dei guerrieri (samurai). A Okinawa,
dove la struttura sociale era diversa questo termine assunse
il significato di adepto di te, qualunque fosse la propria
appartenenza di classe; di qui un certo numero di
significati erronei nell'interpretazione dello status
sociale degli adepti. Il termine shizoku designa in
giapponese l'ordine dei guerrieri. Quando però si dice che
maestri di karate come G. Funakoshi, A. Itosu, S.B.
Matsumura ecc... appartenevano allo shizoku, il senso e
differente. In effetti a Okinawa, dove non esisteva un
equivalente dell'ordine dei guerrieri giapponese, la cultura
dell'ordine più alto, la nobiltà, era diversa; e il termine
shizoku, introdotto dopo il secolo XVII, designava l'ordine
dei vassalli intermedi tra i nobili e i contadini. Poco per
volta si formarono nei vari strati sociali delle reti di
trasmissione esoterica dell'arte marziale. Questo dipendeva
da una parte dal fatto che, da lunga data, quest'arte
marziale veniva praticata segretamente nella cerchia
ristretta dei nobili, dove era concepita come il segno di un
privilegio, e dall'altra dal fatto che la dominazione di
Satsuma controllava l'armamento della popolazione.
L'arte cinese del
combattimento ha avuto un ruolo d'importanza primaria nella
formazione del karate. Di fatto, il karate non avrebbe preso
questa forma senza il contatto con l'arte cinese del
combattimento, anche se fossero esistite già da prima a
Okinawa - cosa non certa - tecniche di combattimento
sufficientemente elaborate per servire da base alla
creazione di un'arte del combattimento. Dai documenti
storici disponibili si deduce che l'arte cinese del
combattimento è stata introdotta a Okinawa attraverso tre
canali complementari:
Il contributo dei viaggiatori venuti dalla Cina
Dal 1372 al 1866, una
delegazione dell'imperatore della Cina venne ventitré volte
a Ryukyu, per le cerimonie di consacrazione del re, e si
pens che questa ambasceria abbia avuto un ruolo importante
nella trasmissione dell'arte del combattimento. I contatti
dei membri della delegazione con gli abitanti di Ryukyu non
figurano in nessun documento, ma sarebbe inconcepibile che
le molte centinaia di persone delle varie delegazioni che si
sono succedute abbiano sostato per parecchi mesi senza
uscire dal piccolo villaggio di Kume. Il contatto con loro e
certo stato un'importante linea d'infiltrazione dell'arte
cinese del combattimento, senza arrivare fino a una
trasmissione globale di questa.
La trasmissione da parte dei cinesi residenti a Okinawa
L'arte del combattimento
praticata dai cinesi che abitavano dal 1392 nel villaggio di
Kume e stata verosimilmente comunicata sotto il vincolo del
segreto ad alcune famiglie nobili che avevano contatti con
loro, e questo malgrado la chiusura del villaggio. Quest'arte,
praticata segretamente, costituiva uno dei privilegi di
questo gruppo di famiglie cinesi, che hanno avuto dal secolo
XIV un ruolo importante negli affari del regno di Ryukyu.
Questa comunità non era isolata dalla sua cultura d'origine,
con la quale intratteneva regolari contatti tramite i membri
della delegazione dell'imperatore della Cina che era inoltre
incaricata di accogliere. Costoro comunicavano ogni volta,
insieme ad altre tecniche, un'arte del combattimento
arricchita di nuove conoscenze. Questa comunicazione si
limitava ad alcuni cinesi del villaggio di Kume e forse a
qualche nobile del regno di Ryukyu. Altri fatti mostrano che
la diffusione verso l'esterno dell'arte del combattimento a
partire dal villaggio di Kume fu per lungo tempo minima. E'
soltanto a partire dal secolo XIX, alcuni anni prima della
guerra dell'oppio, che la chiusura del villaggio di Kume si
attenuò, lontana ripercussione degli sconvolgimenti della
società cinese. Allora l'arte del combattimento, a lungo
nascosta dietro le sue mura, a poco a poco cominciò a
filtrare al di fuori sotto il nome di Xaha-te, poiché questo
villaggio dipendeva dalla città di Naha.
Gli abitanti di Okinawa che fecero il viaggio
in Cina
Dall'inizio del secolo XVII,
alcuni abitanti di Okinawa cominciarono a recarsi in Cina
per commerciare e vi restavano spesso per due anni. Questi
viaggiatori, un po' avventurieri, riportarono senza dubbio a
Okinawa delle tecniche di combattimento a mani nude a loro
utili. Queste, tuttavia, non potevano essere che
frammentarie, perché in due anni era impossibile imparare
nel suo insieme il metodo dell'arte marziale cinese, che si
basa su una concezione elaborata del corpo. L'accumulazione
di tecniche frammentarie può costituire una pratica alla
quale la ricerca di un'efficacia immediata da una certa
logica. Possiamo pensare che le corte sequenze tecniche
direttamente rispondenti a una semplice applicazione in
combattimento - di cui esistono parecchi tipi siano state
trasmesse così e che gli abitanti di Okinawa le abbiano
trasformate adattandole alla loro morfologia e al loro modo
di vita. Tuttavia esse formarono piuttosto un sapere tecnico
che l'arte metodica. Prima probabilmente esistevano, negli
ambienti cinesi privilegiati e degli okinawesi ricchi, dei
canali di trasmissione, ma senza dubbio non erano
sistematici, poiché non troviamo traccia di una scuola di te
a Okinawa prima di quella di Sokon Matsumura, all'inizio del
secolo XIX. L'arte trasmessa da Matsumura, che è pervenuta
fino a noi, si è formata a partire dall'integrazione di tre
elementi:
A. la conoscenza tecnica
che abbiamo appena ricordato
B. la pratica dell'arte
giapponese della spada della scuola Jigen-ryu
C. l'arte cinese del
combattimento.
Le scuole tradizionali di te
risalgono all'insegnamento di Matsumura e dei suoi
contemporanei. A partire dal secolo XIX queste scuole
prenderanno il nome della località dove risiedono gli
adepti:
· Shuri-te per
designare la scuola di Matsumura, che si sviluppa attorno al
palazzo,
· Tomari-te per
designare un'altra scuola che si sviluppa nella città vicina
· Naha-te per
designare la scuola dei cinesi del villaggio di Kume che
faceva parte di Naha.
Il Tomari-te assomiglia
molto allo Shuri-te. Le due scuole di Shuri-te e Tomari-te
rappresentano un'arte del combattimento prodotta dalla
cultura di Okinawa.
Abbiamo visto che il
villaggio di Kume ebbe un ruolo importante per cinque secoli
e che l'arte del combattimento praticata dai cinesi di
questo villaggio fu chiamata Naha-te. E soltanto verso il
1830 che questa arte comincia a diventare più accessibile
agli abitanti dei dintorni. La funzione storica di Kume
crolla nel 1879 con 1'estensione a Okinawa dell'influenza
dello Stato giapponese moderno. I suoi abitanti rientrano
allora in Cina o si integrano alla popolazione di Okinawa.
Al genere unitario e chiuso di trasmissione della loro arte
del combattimento si sostituisce progressivamente una
diffusione più aperta.
Kanryo Higaonna e il Naha-te
Kanryo Higaonna, nato a Naha
nel 1852, parte per la Cina per studiare approfonditamente
l'arte del combattimento che aveva cominciato ad apprendere
sotto la direzione di un adepto di Kume. Dopo un soggiorno
di quindici anni in Cina, ritorna a Okinawa e fonda una
scuola che, anch'essa, viene chiamata Naha-te. Storicamente
il Naha-te implica quindi il Naha-te dei cinesi del
villaggio di Kume e la scuola fondata da K. Higaonna, che ne
e parzialmente derivata. Il Naha-te rinnovato da K. Higaonna,
è stato ripreso dal suo allievo Chojun Miyagi che, come il
suo maestro, andò a studiare in Cina. Egli ha chiamato la
sua scuola Goju-ryu. E cosi che la tradizione del Naha-te,
erede fedele dell'arte cinese del combattimento, è
perpetuata da questa scuola.
Il contributo antico dei
cinesi insediati a Kume e il rinnovamento di K. Higaonna si
congiunsero; la loro denominazione, unica alla fine del
secolo XIX, lo conferma. Entrambi hanno in comune la
trasmissione fedele e lo sviluppo dell'arte cinese del
combattimento. Di fatto, possiamo oggigiorno trovare
numerosi aspetti comuni tra il Naha-te (Goju-ryu) e 1'arte
del combattimento del sud della Cina.
Shuri-te e Tomari-te
L'origine dell'arte chiamata
Naha-te nel secolo XIX e quindi relativamente ben
conosciuta; più oscura e la formazione dello Shuri-te e del
Tomari-te. Le dominazioni cinese e giapponese hanno avuto
ripercussioni ben distinte sulla formazione del karate a
Okinawa. Se la dominazione dei cinesi si era stabilita con
il consenso della dinastia di Ryu-kyu per sviluppare la
produzione e il commercio dell'isola, la dominazione di
Satsuma fu imposta nel 1609 con la forza. La società di
Okinawa dovette progressivamente riorganizzarsi per
rispondere alle esigenze di Satsuma, e i vassalli, i cui
privilegi erano stati progressivamente ridotti, dovettero
fondersi negli altri strati sociali per assicurarsi la
sopravvivenza. Possiamo dunque pensare che la diffusione
dell'arte del combattimento degli antichi vassalli tra
commercianti, artigiani, contadini, pescatori sia stata il
prodotto della mobilita sociale di Okinawa causata dalla
dominazione giapponese. Col tempo, l'arte dei privilegiati
comincia a prendere forme diverse, adattandosi agli stili di
vita di ciascuna classe sociale. Tuttavia un adattamento del
genere si e prodotto in modo molto discreto, poiché l'arte
del combattimento corrispondeva per loro più a un privilegio
che a una necessita vitale. Quando un anziano vassallo era
divenuto contadino, nel corso delle generazioni la pratica
familiare dell'arte diveniva il solo segno del suo antico
privilegio e un motivo di fierezza per la sua famiglia. E
questa una delle cause del carattere clandestino ed
esoterico della pratica e della trasmissione del karate di
una volta. Con la dispersione dei vecchi nobili e vassalli
nei vari strati sociali il karate si e ramificato. La base
delle differenze tra i vari stili e una delle cause della
frammentazione del karate antico.
La prima scuola di karate: Sokon Matsumura
La storia del karate nella
tradizione di Okinawa assume contorni un po' più definiti a
partire da Sokon Matsumura. Di fatto, le ricerche sulla
prima scuola di karate, il cui influsso sulla pratica
contemporanea sia riconoscibile, riconducono a lui. Egli
sarebbe stato il primo ad aver trasmesso un metodo
sistematico. Ciò che chiamiamo Shuri-te risale alla sua
arte, e il suo influsso contribuì esplicitamente alla
formazione del Tomari-te. E' probabile che Matsumura abbia
ricevuto l'insegnamento di Sakugawa ma, secondo la
tradizione orale, fu un cinese chiamato Iwa che egli indicò
come suo maestro nell'arte cinese del combattimento. Nessun
documento precisa le sue relazioni con Sakugawa.
L'importanza storica
dell'arte di Matsumura sta nel fatto che vi si può scorgere
l'integrazione di tre elementi culturali:
1. La tradizione del te o
de, che e l'insieme delle tecniche di combattimento
praticate dagli abitanti di Okinawa;
2. L'arte giapponese della
spada della scuola Jigen-ryu;
3. L'arte cinese del
combattimento.
Il ruolo di Matsumura nella
storia del karate è tanto più importante se consideriamo che
formò molti allievi. Alcuni tra loro sono divenuti anch'essi
maestri di quest'arte e hanno diffuso l'arte e le idee del
loro maestro, pur contribuendo tutti a farle evolvere. Ecco
i nomi dei suoi principali allievi:
Anko Asato: 1828-1906
Anko Itosu: 1830-1915
Kentsu Yabu:
1866-1937
Chomo
Hanashiro: 1869-1945
Chotoku Kiyan:
1870-1945
Tutti questi allievi hanno
contribuito alla stabilizzazione delle forme di karate e
alla sua diffusione nell'isola di Okinawa. A. Itosu e i suoi
allievi realizzeranno la grande svolta della storia del
karate, che darà forma al karate moderno come lo conosciamo
ai nostri giorni. Itosu nel 1901 compì la grande svolta per
la diffusione del karate introducendo quest'arte
nell'educazione scolastica. L'importanza di questo
cambiamento è considerevole, perché prima l'insegnamento del
karate era una pratica individualizzata, in cui il maestro
guidava uno o due allievi alla volta, mentre con l'adozione
di questo nuovo sistema divenne anche una formazione di
massa o di gruppo. La pedagogia di Itosu si ispira ai metodi
di formazione dei soldati che il Giappone stava importando
dall'Europa. A scuola un solo insegnante dirigeva numerosi
allievi gridando un comando per ogni gesto da eseguire, cosa
che non esisteva nell'insegnamento tradizionale del karate.
A. Itosu elaboro, a partire dalle sue prime esperienze con
gli scolari, dei kata destinati all'insegnamento scolastico.
E a questo scopo che compose dapprima i tre kata "Naifanchi"
a partire dal Naifanchi classico, poi i cinque kata "Pinan".
Classifico questi kata secondo una gradazione indicata con
il suffisso "dan": Naifanchi shodan, nidan e sandan e Pinan
shodan, nidan, sandan, yodan e godan. L'impiego del termine
"dan", che significa grado, o livello, per classificare i
kata gli era stato suggerito dal suo maestro Sokon Matsumura
partendo dal sistema di catalogazione dei kata di spada del
Jigen-ryu nel quale si applica il sistema dei "dan" per la
classificazione degli esercizi. L'insegnamento del karate
nella scuola e stato, ai suoi inizi, assicurato
principalmente dai due allievi di Itosu, Yabu e Hanashiro.
Ma il loro insegnamento non era sempre una ripresa diretta e
sistematica delle idee del maestro. Prima di riuscire a
stabilire l'insegnamento del karate in questo nuovo
contesto, Itosu e i suoi allievi dovettero apportare
numerose rettifiche ai vecchi modi di praticare.
L'entrata del karate nel
sistema scolastico segna una svolta che, al di la della
tendenza rappresentata da Itosu, riguarda l'insieme del
karate di Okinawa. Quest'arte si stava formando, e le sue
particolarità cominciavano ad affermarsi in una relazione
continua con l'arte cinese del combattimento. Con la
formalizzazione che accompagna l'introduzione del karate
nella scuola pubblica, esso comincia a istituzionalizzarsi e
a irrigidirsi. Progressivamente, gli adepti iniziarono a
considerare il karate come un'arte classica, conclusa, dove
la cosa più importante era rispettare la tradizione e
affermare la legittimità della sua filiazione.
Contemporaneamente, gli sconvolgimenti intervenuti nelle
relazioni , tra il Giappone e la Cina rimisero in questione
i canali tradizionali attraverso i quali l'arte cinese del
combattimento giungeva a Okinawa. Questo contatto, se si
fosse prolungato, avrebbe con tutta probabilità continuato a
far evolvere il karate. Le tecniche di karate appaiono
frammentarie se vengono considerate come una trasmissione
dell'arte cinese del combattimento. Ma, messe in pratica a
modo loro dagli abitanti di Okinawa, costituiscono un
insieme. Le tecniche, meno numerose che nell'arte d'origine,
furono, per questa stessa ragione, praticate più
intensamente e rielaborate in modo da permettere di
affrontare la molteplicità delle situazioni che potevano
presentarsi. A partire dagli anni Venti, il karate sarà
presentato come "l'arte di Okinawa" nelle isole principali
del Giappone. E' il paradosso del karate, di continuare a
evolvere pur dando l'apparenza di un'arte pervenuta alla
stabilita di una lunga tradizione com'è, per esempio, la
spada giapponese.
Sul piano della trasmissione
sono gli anni '30 che costituiscono il punto di
difframazione dell'evoluzione del karate tradizionale e
l'origine delle diverse forme e dei diversi stili che
continueranno ad evolversi fino ai giorni nostri.
Gli stili del Karate
Il karate è inseparabilmente
legato all'arte cinese del combattimento. Tuttavia esistono
differenze innegabili tra i due, così come esistono
differenze innegabili fra gli stili praticati da alcuni
maestri che sono all'origine delle principali scuole di
karate oggi conosciute Gichin Funakoshi, è stato il primo, a
formare una scuola di karate a Tokyo ma altri maestri, C.
Miyagi e K. Mabuni, svilupperanno, dopo G. Funakoshi, la
loro scuola nel Giappone centrale. Alla fine della loro vita
questi tre maestri avranno avuto – fenomeno del tutto nuovo
in rapporto alla tradizione di Okinawa – un numero di
allievi considerevole. Esistono a Okinawa numerosi dojo di
karate; questi si collocano in due grandi correnti
tradizionali: Shorin e Shorei. Le tre scuole Shorin-ryu,
Goju-ryu e Uechi-ryu sono considerate come le più
importanti. Vi si può ricollegare la scuola Shito-ryu,
poiché l'insegnamento di questa scuola è stato elaborato a
Okinawa da K. Mabuni, che in seguito si è insediato a Osaka,
dove la sua scuola si è sviluppata. Le scuole Shorin-ryu e
Goju-ryu sono relativamente ben conosciute al di fuori del
Giappone.
Le correnti: Shorin e Shorei
Le scuole di karate a
Okinawa sono abitualmente collocate in due grandi correnti:
Shorin e Shorei. Tuttavia, fino a ora, nessuno ha potuto
precisare come e quando queste due correnti o scuole si
siano formate a Okinawa, né la loro relazione esatta con le
scuole cinesi. Anko Itosu scrive: "Il karate non deriva né
dal confucianesimo, né dal buddismo. Esso e stato introdotto
molto tempo fa dalla Cina, con le correnti Shorin-ryu e
Shorei-ryu... " G. Funakoshi tenta di precisare la
distinzione tra queste due correnti: "Nondimeno, se i kata
devono essere classificati, si può, in maniera molto
generale, distinguere due grandi gruppi: quelli che
appartengono allo Shorei-ryu (scuola Shorei) e quelli che
appartengono allo Shorin-ryu (scuola Shorin). Il primo mette
l'accento sullo sviluppo della forza fisica e della potenza
muscolare; e sorprendente per l’impressione di forza che
sprigiona. Al contrario, la scuola Shorin è molto leggera, e
richiama senz'altro il rapido volo del falco... In verità, è
molto impressionante osservare un uomo possentemente
costruito eseguire un kata della scuola Shorei, soggiogando
l'osservatore con l'impressione della sua forza assoluta. Ma
bisogna riconoscere che tende a mancare di velocità. Allo
stesso modo, non si può evitare di restare molto
impressionati alla vista di un uomo slanciato che, con gesti
cosi rapidi quanto quelli di un uccello in volo, esegue un
kata della scuola Shorin, con tecniche dalla scintillante
vivacità, risultato di un allenamento intensivo. I due stili
sviluppano lo spirito e il corpo, e l’uno non e migliore
dell'altro. Essi hanno entrambi i loro punti deboli e i loro
punti forti, e coloro che vogliono studiare il karate devono
riconoscere questi punti e studiarli di conseguenza..."
Secondo questa classificazione, la scuola Goju-ryu si
ricollega allo Shorei. Le due scuole Shorin-ryu e
Matsubayashi-ryu (gli ideogrammi di Matsubayashi possono
anche leggersi Shorin), che comprendono diverse diramazioni
e si situano in gran parte nella discendenza di Matsumura e
di Itosu, fanno parte dello Shorin. La scuola Shito-ryu
partecipa di entrambe. La scuola Uechi-ryu è la ripresa di
una scuola cinese introdotta a Okinawa da K. Uechi alla fine
del secolo XIX. Essa si pone quindi al di fuori di questa
classificazione e proviene direttamente da una delle
numerose correnti di Shaolin quan del Sud della Cina.Si
avanza l'ipotesi che Shorin e Shorei provengano dalla stessa
denominazione: "Shaolin". La lingua locale di Okinawa è un
dialetto della lingua giapponese in cui le pronunce delle
lettere "r" e "l" non sono distinte. Di fatto la parola
cinese "Shaolin" è generalmente pronunciata in giapponese "Shorin".
E probabile che il termine Shaolin sia stato pronunciato
dagli Okinawesi "Shorin" in una certa epoca, e "Shorei" in
un'altra. Penso quindi che Shorin e Shorei designino
entrambi la "boxe del tempio Shaolin" o Shaolin quan. In
effetti il tempio Shaolin risale alla fine del secolo V, e
il termine Shaolin quan proviene da questo tempio. Nel corso
della storia questo tempio è stato distrutto, e parecchi
templi con questo nome sono stati costruiti, poi distrutti e
ricostruiti in regioni diverse della Cina, includendo ogni
volta le particolarità delle arti di combattimento della
zona. Lo Shaolin quan si è diversificato a un punto tale che
lo Shaolin quan del Nord e quello del Sud sono completamente
diversi. La denominazione Shaolin quan ricopre dunque un
numero molto grande di correnti dell'arte del combattimento.
Per questo non sarebbe sorprendente che due forme dell'arte
del combattimento tanto diversi come quelle descritte da G.
Funakoshi siano state introdotte sotto uno stesso nome, "Shaolin",
e che gli Okinawesi abbiano captato foneticamente ora "Shorin"
ora "Shorei". In tal caso, è normale che non possiamo
trovare i nomi delle scuole Shorin e Shorei in Cina. Le
radici della diversità delle scuole di karate di Okinawa
risalirebbero allora alla diversità delle correnti dello
Shaolin quan in Cina.
L'immagine del karate
L'immagine del karate si
basa principalmente su due elementi, la sagoma del karateka
- vestito con un kimono bianco e il cui livello è
riconoscibile per il colore della cintura - e la forma molto
organizzata degli allenamenti collettivi. Abbiamo visto che
la forma ritualizzata degli allenamenti corrisponde
all'adattamento del karate all'insegnamento scolastico
effettuato all'inizio del secolo XX da A. Itosu e dai suoi
allievi, e che era stato loro ispirato dai metodi di
addestramento militare che il Giappone aveva adottato
seguendo il modello degli eserciti francese e tedesco.
L'origine della divisa di karate e ancora più recente.
Il kimono bianco
Per precisare 1'origine del
kimono bianco da karate, che gli occidentali spesso pensano
risalga a un'antica tradizione giapponese, citerò la
testimonianza di S. Gima, allievo di G. Funakoshi. In
un'intervista datata 1986, il suo interlocutore gli pone la
seguente domanda:
«Il 17 Maggio 1921 il Maestro Jigoro Kano l'ha
invitata con il M° G. Funakoshi al proprio dojo Kodokan per
una presentazione dell'Okinawa-karate-jutsu. Che tipo di
indumento portaste per quella dimostrazione?»
S. Gima risponde:
«A quell'epoca non
esisteva un abito da allenamento particolarmente concepito
per il karate. II Maestro Funakoshi andò ad acquistare un
tessuto di cotone bianco da un grossista a Kanda e
confezionò egli stesso l'abito a mano, copiando l'abito da
judo (judogi). Questo vestito era gradevole da indossare,
perché era leggero, ma aveva l'inconveniente di appiccicarsi
al corpo con il sudore. A dire il vero, era un abito che
egli aveva confezionato frettolosamente, non appena eravamo
stati informati della data della dimostrazione. Non era
quindi un abito che si poteva utilizzare per l'allenamento
quotidiano. Io pensavo di mettere un kimono da judo, poiché
praticavo anche il judo. Prima della dimostrazione avevo
dunque preparato il mio judogi ben lavato. Ma il giorno
stesso della dimostrazione il Maestro Funakoshi mi ha dato
un abito che aveva confezionato per me con le proprie mani
lavorando tutta la notte. Dandomelo mi ha detto: "Dovremo
forse presentare insieme alcune forme di combattimento. Se
mettiamo ciascuno un abito differente, non sarà armonioso.
Ho confezionato anche il suo, lo prenda ».
Questa testimonianza
dimostra che l'abito bianco, che e pressoché diventato
un'uniforme per il karate, risale al 1921. Prima non
esisteva un abito fissato convenzionalmente per la pratica
del karate. Ci si allenava sia con gli abiti di tutti i
giorni, sia a torso nudo, in pantaloni corti o con la
biancheria intima. Ricordiamo che il clima di Okinawa e
caldo, e soprattutto molto caldo in estate; il problema
dell'abito non si poneva quindi nello stesso modo che a
Tokyo, dove l'inverno e rigido. Questo kimono bianco, che e
diventato progressivamente un indumento abituale e poi
l'indumento ufficiale del karate, sarà introdotto a Okinawa
come una nuova forma della tradizione. Quanto al kimono del
judo (judogi), esso proviene dal jujutsu. La qualità e il
colore del vestito variavano secondo le scuole. Di solito
ognuno lo confezionava seguendo il modello in uso nel
proprio dojo. E a partire dal 1880 circa che il judogi viene
progressivamente uniformato.
Il colore delle cinture del karate
Ecco il seguito della
testimonianza di S. Gima:
"Quanto alla cintura,
pensavo di mettere la mia cintura nera di judo e chiedere in
prestito una cintura nera per il maestro Funakoshi a un
compagno del pensionato. Allora, il maestro Funakoshi disse:
"Non posso mettere la cintura nera di judo, perché non
conosco il judo. Sarebbe villano portare la cintura nera di
judo davanti a grandi adepti di judo. Si faccia prestare una
cintura bianca da uno studente del pensionato". Era
estremamente corretto, e rifiutava ciò che non era giusto.
Era un educatore. Ma se il maestro Funakoshi metteva una
cintura bianca, io non potevo mettere la mia cintura nera.
Avevamo perciò bisogno di due cinture bianche.
Sfortunatamente non avevamo potuto trovarne due tra i
pensionanti, e il momento della dimostrazione si avvicinava.
Abbiamo deciso di trovare una buona soluzione giunti al
Kodokan. Abbiamo esposto il problema al segretario e
ricevuto la risposta dal Maestro Kano: "Mettetevi la cintura
che avete". Abbiamo allora preso ciascuno una cintura nera
di judo. Ma il Maestro Funakoshi, essendo una persona di
onestà scrupolosa, non appena la dimostrazione fu terminata
cambio la cintura con quella del suo kimono da città ".
Le cinture bianca e nera
sono state quindi utilizzate prima nel judo. Questa
testimonianza ci lascia supporre che sia a partire dal
sistema del judo, che il kimono bianco e le cinture bianca e
nera siano state introdotte nel karate. La tenuta di G.
Funakoshi e S. Gima nel 1921 sarà ripresa a poco a poco
dagli altri, e si fisserà come modello per il karate.
Questa espressione implica
che il colore della cintura esprima il livello del
praticante. Le cinture di colori diversi sono un'invenzione
recente. Dopo gli anni Cinquanta i colori si sono
moltiplicati dapprima nel judo, poi, con una decina d'anni
di ritardo, questo sistema è stato ripreso nel karate. E
oggi, il colore delle cinture assume via via più varietà.
Tra la nera e la bianca si trovano la gialla, 1'arancione,
la verde, la blu, la marrone. Inoltre, per marcare bene la
posizione di Maestro, si sono fabbricate cinture rosse o
bicolori, rosse e bianche. L'idea dell'associazione tra il
colore della cintura e il grado si è fissata quando è stata
stabilita una forma semplificata di pratica del judo. Prima
della formalizzazione del judo si indossava ufficialmente 1'hakama
(pantalone largo) sopra 1'abito da allenamento. Cosi non si
vedeva più la cintura, di cui si ignorava il colore. Invece
quando J. Kano ha formalizzato 1'abito da allenamento con un
kimono bianco, un semplice pantalone e una cintura sopra al
kimono, il colore della cintura è diventato visibile. Di qui
1'idea di distinguere il livello dal colore della cintura.
I gradi
All'inizio, nel judo, si
applicava una divisione in cinque gradi e non in dieci, come
al giorno d'oggi. J. Kano ha rilasciato per la prima volta
un grado di 1° dan a due suoi allievi, Tsunejiro Tomita e
Shiro Saigo, nel 1883. Allora aveva solo 23 anni. Elaboro le
varie tecniche di judo esercitandosi quotidianamente con i
suoi allievi. La maggior parte delle tecniche di judo sono
state formalizzate e denominate, d'altronde, nel corso
dell'allenamento con i suoi allievi. J. Kano scrive: "Shiro
Saigo era il mio più grande partner, insieme abbiamo trovato
ed elaborato le tecniche del judo attuale". Secondo J.
Kano il livello di pratica di S. Saigo non era lontano dal
suo, ciò che, a rigor di logica, significa che all'epoca, se
J. Kano gli ha attribuito il 1° dan, egli stesso non sarà
stato piu del 2° dan. Ed è con un livello che non andava
oltre il 2° dan e all'età di 23 anni che egli ha fondato il
judo. Tuttavia il contenuto e la qualità di questo 2° dan
non sono gli stessi di oggi. E' così che all'inizio del judo
egli non ha avuto bisogno di creare molti gradi. La loro
creazione è andata di pari passo con la progressione di J.
Kano e dei suoi allievi e con 1'espansione del suo gruppo
che formava il dojo Kodokan. Nel corso degli anni Venti, J.
Kano da questo consiglio a G. Funakoshi: "Deve applicare
un sistema di gradi, se desidera dare una diffusione al
karate". E' nel 1924 che G. Funakoshi rilascia i suoi
primi diplomi di 1° dan a S. Kasuya e S. Gima; per la prima
volta, il sistema dei diplomi era applicato nel karate. Gli
altri maestri di karate faranno progressivamente lo stesso.
All'inizio, come nel caso del judo, è stato applicato un
sistema in cinque gradi, poi, molto rapidamente, si passerà
a dieci gradi.
Resta un'altra domanda: a
partire da che momento si è cominciato a utilizzare il
termine dan. Il termine dan era in uso in diverse discipline
per esprimere il grado di una persona nelle diverse tappe
della pratica della sua arte. Era utilizzato nella scuola
Jigen-ryu, di spada giapponese. Era anche in uso nella
pratica del gioco del go fin dall'epoca Edo. Si utilizzava
generalmente il termine dan per esprimere una progressione
in tre gradini: sia shodan, nidan e sandan, sia shodan,
chudan e jodan. Tuttavia, nel budo giapponese si
utilizzavano generalmente i termini kirigami, mokuroku e
menkyo, per designare le tre tappe della progressione.
Esistevano però delle eccezioni, e alcune scuole avevano una
classificazione di gradi in sei, sette o otto dan. Il
Butoku-kai, organizzazione ufficiale che raggruppava tutte
le discipline del budo, fissò, nel 1902, le modalità di
attribuzione del titolo di maestri nel budo. Questo comporta
tre gradini, in ordine crescente: Renshi, Kyoshi e Hanshi.
L'esame è organizzato dall'associazione dei maestri di budo
di più alto grado del Butoku-kai, la cui sede è a Kyoto. Il
Butokukai sarà sciolto dopo la seconda guerra mondiale, e i
diplomi cesseranno di essere rilasciati.
KOBUDO
le armi del Karate
Nella pratica
del Kobudo di Okinawa vi sono numerosi attrezzi che vengono
studiati a livello più o meno avanzato. Alcuni maestri
distinguono lo studio del Kobudo in arti maggiori ed arti
minori. Nelle arti maggiori vengono inserite quelle armi che
godono di una più vasta diffusione e di un più vasto
programma di istruzione. Nelle arti minori vengono incluse
una ventina di armi del Kobudo la cui diffusione è più
limitata ed il programma di istruzione è basato unicamente
sugli antichi Kata. Lo studio di questi ultimi attrezzi è
riservato agli esperti, dopo il 4°/5° dan, ed è quindi al di
fuori della portata della grande maggioranza dei praticanti.
Vengono generalmente considerate arti maggiori Bo, Sai,
Tunkuwa e Nunchaku. Di seguito sono elencate le armi tipiche
del programma di studio del Kobudo, a queste devono essere
aggiunte alcune armi che sono delle varianti a quelle
presentate.
BO
Sanshaku,
Yonshaku, Rokushaku, Hasshaku, Kyushaku ecc.
Il BO è
sicuramente l'arma principale del Kobudo di
Okinawa. L'arte del BO viene chiamata KONPO (metodo del
bastone). Il materiale utilizzato è il legno di quercia
rossa o bianca, di nespolo del Giappone, di areca e di "kuba"
(tipo di palma), alberi solidi e flessibili, originari della
zona subtropicale di cui anche Okinawa fa parte. La forma
usata attualmente è tonda ma a sezione biconica. Il centro
del bastone (chukon-bu) è di circa 3 cm. mentre le due
estremità (kontei) misurano entrambe circa 2,5 cm.
Kata: Shushi
no kun, Choun no kun, Sakugawa no kun, Chikin (Tsuken) no
kun, Shiishi no kun, Ufutun no kun, Tokumine no kun, Kubo no
kun.
ÊKU
Remo
Questa tecnica
si è sviluppata ad Okinawa per merito di un pescatore di
Tsuken-jima chiamato Akachu che apprese le tecniche di Bo
dal maestro Chikin Shosoku Oyakata. In seguito, Azato pensò
di creare un Kata di remo e modificò il proprio remo in modo
che il taglio della pala (nami-giri) risultasse così
affilato da poter tagliare. Il remo è inoltre un'arma molto
adatta ad eseguire le tecniche di sunakake (gettare la
sabbia negli occhi). Quest'attrezzo viene anche chiamato
ryoshi no Katana (la spada dei pescatori).
Kata: Chikin
akachu no Eku-di
NUNTI-BO
Lancia
Il Nunti montato
sopra un Bo di cinque shaku (150 cm. circa) compone un'arma
che viene denominata Nunti-bo le cui tecniche sono molto
affini alle tecniche di Bo. Usando il Nunti-bo come arma,
si possono portare due Nunti infilati nella cintura, sia
sull'addome che sul dorso. Questi Nunti possono venire
lanciati contro l'avversario. È una delle tecniche che il
Maestro Shinko Matayoshi ha appreso dal Maestro Kingai a
Shangai in Cina.
Kata:
Nunti-bo no kata.
CHO-GAMA
Falce lunga
Il Cho-gama
consiste in una lama ricurva montata su di un bastone lungo
5 piedi (cm. 150 circa). La lunghezza totale di quest'arma è
quindi identica a quella del Bo standard dal quale prende
anche i movimenti di base. Quest'attrezzo viene anche
denominato "rokushaku-kama" che significa "falce lunga 6
shaku (180cm. circa)".
Kata:
Cho-gama no kata.
KURUMAN-BO
Bastone lungo
snodato
Si tratta di un
bastone lungo 6 shaku ( circa 180 cm.) al quale viene
fissato, per mezzo di una corda o catena, un bastone lungo
circa 50 cm. Originariamente quest'attrezzo era un tipico
utensile contadino (flagello) usato nella lavorazione del
riso e del grano. È un'arte molto antica, sorella del
Nunchaku e del Sansetsukon. Nel villaggio di Kume (Okinawa)
esiste un antico documento sulla storia di questa località
nel quale si fa cenno a quest'arma.
Kata:
Kuruman-bo no kata.
SOSETSUKON o NUNCHAKU
Bastone snodato
a due sezioni
Il nunchaku è la
derivazione del morso usato per gli equini. E' certo però
che la stessa arma (Shuang-chieh kun), veniva usata in Cina
molti secoli prima. Si tratta di due bastoni legati da una
funicella. La lunghezza dei bastoni è diversa a seconda
dell'utilizzatore. L'antico nunchaku era un po' più corto
dell'attuale; veniva tenuto nascosto sotto gli abiti per
difesa personale. Esistono modelli di nunchaku a tre e
quattro sezioni.
Kata:
Matayoshi no nunchaku
SANSETSUKON
Bastone snodato
a 3 sezioni
È formato da tre
bastoni lunghi circa 70 cm. l'uno, uniti fra loro per mezzo
di corda o catena. Il Sansetsukon viene considerato come il
"fratello maggiore" del nunchaku. Una leggenda dice che
l'inventore di quest'arma fu il generale Jin Hong Yan, primo
imperatore della dinastia Song (960-1279). Si è sviluppato
in Cina anche un Sansetsukon più piccolo, nato per poter
essere facilmente trasportato e nascosto.
Kata:
Sansetsukon dai ichi, Sansetsukon dai ni.
SURUCHIN
Corda con due
pesi alle estremità
L'origine del
Suruchin risale all'età della pietra e veniva usato per
difendersi dagli animali feroci. Originariamente veniva
costruito con la corda di corteccia che si chiama surukaa e
che ha dato origine al nome di quest'attrezzo. La tecnica
del Suruchin consiste nel far roteare l'arma con lo scopo
di colpire o di agganciare gli arti o il collo
dell'avversario. Anche a Okinawa esisteva da molto tempo ma
ha avuto un'influenza decisiva con l'introduzione delle
antiche tecniche di frusta cinese (biân). Il suruchin può
avere diverse lunghezze 3 shaku (90 cm.), 5 shaku (150 cm.).
6 shaku (180 cm.), 8 shaku (240 cm.).
Kata:
Suruchin no toseki.
KUWA
Zappa
L'origine di
quest'arte è simile a quella del Kama, si tratta infatti di
una tecnica sviluppata dalla classe contadina. Per le
tecniche di attacco si usano le seguenti parti, taglio della
lama, testa della lama e punta del manico. Una tecnica
spesso usata nel Kata consiste nel gettare della terra negli
occhi dell'avversario e successivamente colpirlo con la Kuwa.
Questa tecnica si è sempre più raffinata anche grazie al
contatto dei contadini con alcuni maestri di arti marziali
di Okinawa e di alcuni esperti cinesi. L'archetipo di questo
strumento differiva dalla forma attuale in quanto sul
manico, anziché una lama in metallo, veniva fissato un corno
di animale. Ancora oggi si trovano degli esperti della Kuwa
cinese (chutou) a Fuzhou e Shangai (Cina).
Kata: Kuwa no
ti.
SAI
Tridente
Questo tridente
in metallo ha una lunga storia; si trovano attrezzi a lui
simili in numerosi paesi del sud-est asiatico, in Cina (il
T'ieh-ch'ih o Chai), in India e Indonesia. Si suppone che
dei marinai di Sumatra o Java l'abbiano introdotto
nell'arcipelago delle Ryukyu. Secondo un'altra teoria il SAI
venne introdotto ad Okinawa da alcuni monaci cinesi cultori
delle arti marziali. Nell'isola di Okinawa alcuni
sottufficiali di polizia chiamati "Chikusaji"
(sergente) portavano e utilizzavano questo strumento di
autodifesa che poteva essere lanciato contro chi si opponeva
all'arresto. Scopo del lancio era quello di atterrare il
malvivente in fuga per poi raggiungerlo facilmente. Queste
tecniche di lancio sono conservate in alcuni Kata.
Fondamentalmente i SAI si utilizzano in coppia, uno per
mano. In alcuni Kata superiori, il Kobudoka avrà un terzo
SAI infilato nella cintura, davanti o sulla schiena. Il
terzo SAI serve a rimpiazzare quello eventualmente lanciato
in direzione dell'avversario.
Kata: Nicho-sai, Sancho-sai, Shinbaru no sai.
MATAYOSHI SAI
Sai con elsa ad
"S"
Si tratta di una
variante del Sai che viene anche detta Manji-sai. Mentre
l'impugnatura è identica a quella dei Sai, l'elsa è ad
"esse" identica cioè a quella dei Nunti. Il nome
Matayoshi-Sai (Sai di Matayoshi) ha origine nel fatto che fu
Shinko Matayoshi il primo esperto di Okinawa a costruire
quest'attrezzo sulla base di uno strumento simile che aveva
potuto vedere a Shangai (Cina).
Kata: Shinbaru no (Matayoshi) sai.
TUNKUWA
Manico para
avambraccio
Si tratta di
un'arma che viene anche chiamata "Tonfa", "Tunfa" o "Tuifa".
Essa fu inventata ispirandosi al manico di un particolare
mortaio per cereali ed altri utensili agricoli. Arma
improvvisata, è di una temibile efficacia nelle mani di un
contadino esperto. Il tunkuwa è di legno della lunghezza di
circa 50 cm. A tre quarti della sua lunghezza è piantato
verticalmente un manico cilindrico che ne permette un
utilizzo efficace. In caso di bisogno il Tunkuwa poteva
essere rapidamente utilizzato ed era pressoché impossibile
per il nemico sospettare l'efficacia di questo attrezzo
apparentemente innocuo.
Kata: Tunkuwa
dai ichi, Tunkuwa dai ni.
KAMA
Falcetti
L'utilizzo del
ferro per gli strumenti agricoli ad Okinawa risale a circa
700 anni fa. Nella stessa epoca vennero importate le prime
armi dal Giappone e dalla Cina. Il kama è stato usato come
arma per la prima volta durante una rivolta contadina del
1314, all'epoca del tre regni, contro un signore di Gyokujo.
In seguito venendo a contatto con le tecniche cinesi di arti
marziali, il Kama-jutsu si è evoluto sino ai giorni nostri.
La tecnica consiste nell'utilizzo simultaneo di due falcetti.
Una variante del Kama-jutsu adopera due falcetti legandoli
ai polsi con una funicella (himo tuki nichogama). Il
Kama era l'arma preferita di Shinko Matayoshi il quale, per
la grande maestria in quest'arte, veniva soprannominato "Kama
no ti Mateshi" (Matayoshi mani di falce).
Kata: kama no
ti
NUNTI
Tridente ad "S"
Nunti significa
"tecniche perforanti" . In Cina esiste un manuale chiamato "Bubishi"
(da non confondere con l'omonimo trattato di Okinawa). Si
tratta del più antico manuale di arti marziali nel quale si
parla di quest'arma che viene chiamata "Saibu". Nel manuale
si afferma che tale arma è nata all'epoca della dinastia
Ming. Tale arma, che ricorda la punta di una lancia, fu
introdotta ad Okinawa dalla Cina, insieme ad altre armi,
circa 600 anni fa. Il Maestro Shinko Matayoshi apprese
l'arte del Nunti-jutsu dall'anziano Maestro cinese Kingai a
Shangai (Cina).
Kata:
normalmente vengono utilizzati nei kata di Nunti-bo.
TINBEI
Scudo
Il Tinbei-jutsu
ha la sua origine in Cina nel tempio di Shaolin del sud,
dove quest'arte era denominata dunfa. È una delle tecniche
che ha imparato Shinko Matayoshi dall'anziano e venerato
maestro Kingai. All'epoca del conflitto fra i tre regni (Sanzan
jidai), il Tinbei era già usato nel combattimento reale.
È uno scudo che
può venire costruito nei seguenti modi:
· usando la
corteccia di un albero particolare chiamato "bin-lo". Questa
corteccia veniva lavorata e trattata con un olio specifico
per modellarne la forma e renderla più resistente.
· costruendo un
telaio in bambù e ricoprendolo con pelle di bue.
· in ferro.
Questo scudo va
utilizzato in coppia con una piccola spada (Banto) ed
insieme formano l'arte del Tinbei-jutsu.
Kata: Matayoshi no Tinbei.
TEKKO
Tirapugni a
staffa
In origine il
Tekko, che significa mano di ferro o metacarpo di ferro, era
semplicemente una staffa da equitazione, la quale era
prontamente disponibile ed era facile da trasformare in un
efficacissimo tirapugni. Il Tekko è anche un'arma che può
essere facilmente nascosta e trasportata. L'uso in coppia di
quest'attrezzo ha delle similitudini con alcune armi
tradizionali cinesi.
Kata: Tekko
no kata.
TECCHU
Tirapugni
cilindrico
La maggior parte
dei modelli di Tecchu esistenti ad Okinawa sono stati
importati dalla Cina. Solitamente quest'arma è di ferro ma
esistono anche dei modelli di legno. La sua origine è
abbastanza incerta, anche se esiste un modello di Tecchu
cinese che deriva da un attrezzo usato dai pescatori per
riparare le reti. Inoltre in Micronesia esiste un'arma
simile chiamata "nocca di squalo", fatto in legno di
mangrovia su cui vengono applicati dei denti di squalo. Il
Tecchu si adopera soprattutto per rendere più efficaci
alcune tecniche che normalmente si usano nel Karate.
Kata: Tecchu
no kata.
KARATE
Gichin Funakoshi
(1868-1957)
|
.jpg)
M° Funakoshi Gichin |
La fotografia di Gichin Funakoshi è appesa alla parete principale di
molti dojo europei di karate di differenti
scuole. La sua immagine è spesso associata a
quella del karate, e si considera talvolta
Gichin Funakoshi come il "creatore del karate
moderno" sebbene, storicamente, ciò non sia
esatto. Si tratta di una confusione tra la
modernizzazione del karate, che ha avuto luogo
all'inizio del secolo XX, e la sua diffusione.
Gichin Funakoshi è stato, di fatto, il primo a
diffondere il karate nel centro del Giappone e,
in seguito, la sua scuola di karate si è
ampiamente diffusa nel mondo intero.
|
La Gioventù
del Maestro
Gichin Funakoshi comincia a
praticare il karate verso l'età di 12 anni sotto la
direzione di Anko Asato, uno dei più brillanti discepoli di
Sokon Matsumura. G. Funakoshi, compagno di classe del figlio
maggiore di Anko Asato, va spesso a giocare da lui, ed è a
poco a poco attratto dalla sua arte. Divenuto il discepolo
appassionato di A. Asato, continuerà per tutta la vita ad
approfondire il karate.
G. Funakoshi nasce a Okinawa
nel 1868, primo anno dell'era Meiji, periodo in cui il
Giappone passa dal feudalesimo all'era moderna. Egli
appartiene a una famiglia di funzionari molto legata alla
tradizione, malgrado una situazione economica spesso
instabile. G. Funakoshi vuole dapprima studiare medicina ma,
al momento di presentarsi a scuola, prende conoscenza della
seguente regola: "Uno studente di medicina non deve portare
la crocchia". Nella società antecedente alle riforme, i
capelli raccolti a crocchia testimoniavano il rango della
famiglia e simboleggiavano materialmente la continuità con
gli antenati. L'importanza che riveste in Giappone il culto
degli antenati è particolarmente accentuata ad Okinawa, e G.
Funakoshi, non potendo accettare una simile offesa,
preferisce rinunciare alla medicina. Conserva la crocchia
fino all'età di vent'anni, e, quando decide di tagliarsi i
capelli, ciò provoca un conflitto familiare. Per tutta la
vita resterà profondamente legato alla tradizione; così,
molto più tardi, quando sua moglie, nel corso degli anni
Venti, potrebbe raggiungerlo a Tokyo, dove egli si è
stabilito, non potrà farlo, poiché in tal caso nessuno
rimarrebbe a occuparsi della tomba degli avi. A 21 anni, G.
Funakoshi diventa insegnante a tempo determinato in una
scuola elementare della città di Naha, e continuerà a
mantenere 1'incarico di educatore a Okinawa per oltre trent'anni.
In seguito parte per Tokyo per presentare e diffondere nel
centro del Giappone 1'arte della sua isola natale. Quando
fonda la sua scuola di karate, 1'esperienza di educatore
emerge nel suo rapporto con gli allievi, i quali lo
rispetteranno tanto più in quanto, insieme al karate, egli
insegna uno stile di vita.
I Maestri di Funakoshi
A partire dall'età di 12
anni, G. Funakoshi studia il karate sotto la direzione di A.
Asato. L'allenamento in quel periodo si svolgeva di notte,
al1'aperto, spesso in un giardino. G. Funakoshi scrive: "In
quell'epoca mi sono allenato a un solo kata per molti mesi,
e perfino per molti anni. Dovevo continuare, senza sapere
per quanto tempo, fino a che il mio maestro dicesse "si". E
il maestro non diceva mai "si". Per questo la durezza
dell'allenamento è difficile da descrivere. Il Maestro Asato
non mi toglieva mai gli occhi di dosso per tutto il tempo
degli allenamenti nel suo giardino. Egli rimaneva nella
veranda, seduto ben diritto sui talloni, senza cuscino. Era
tuttavia già molto anziano... Quando terminavo un kata, mi
diceva solo "bene", "si", o "ancora", senza mai un
complimento. Dovevo solo continuare a ripetere senza fine la
stessa cosa, inzuppato di sudore. A fianco del maestro
seduto era sempre appoggiata una lampada a petrolio il cui
chiarore pareva affievolirsi, e talvolta mi accadeva di non
percepirla più a causa della fatica. L'allenamento
proseguiva fino all'alba". Asato ha una grande reputazione
come maestro dell'arte del te o to de.
G. Funakoshi è tuttavia il
solo suo discepolo che si conosca. Questo è nella logica
dell'esoterismo della trasmissione del karate prima del
secolo XX. E' all'inizio della sua carriera
nell'insegnamento scolastico che G. Funakoshi fa la
conoscenza di Anko Itosu, amico intimo di A. Asato e come
lui discepolo di S. Matsumura. A. Itosu è anch'egli
conosciuto come un grande maestro, ma a differenza di Asato,
si interessa ai problemi dell'educazione nel sistema
scolastico allora in via d'elaborazione. Seguendo il
consiglio di A. Asato, G. Funakoshi sarà d'ora in avanti il
discepolo di questi due maestri. Hanno entrambi lo stesso
nome, all'incirca la stessa età, sono stati formati dallo
stesso maestro, ma ciascuno ha la propria concezione del
karate. Le loro idee differiscono tanto quanto le loro
morfologie. A. Asato era di grande taglia, largo di spalle,
con occhi penetranti. "Era come un antico guerriero", scrive
G. Funakoshi. A. Itosu non era alto, e il suo corpo era
"come una botte". Secondo l'insegnamento di Asato: "Bisogna
considerare le mani e i piedi dell'avversario come una
spada", non bisogna dunque lasciarsi mai toccare. Secondo
Itosu: "Se l'attacco dell'avversario non è efficace, si può
ignorarne volontariamente l'effetto lasciandosi toccare",
quindi "anche rafforzare il corpo contro i colpi è
importante". Occorre sottolineare che, nell'antico stile di
insegnamento del karate, non soltanto le tecniche, ma la
concezione del combattimento potevano variare seguendo la
morfologia e la personalità, e la trasmissione era
estremamente personale e limitata. L'antico stile di
trasmissione era esoterico, ma aveva al tempo stesso una
grande flessibilità, che corrispondeva alla
personalizzazione dell'arte. G. Funakoshi continua a
proseguire la pratica del karate sotto la direzione di
questi due maestri, parallelamente al proprio lavoro a
scuola. Scorgendolo talvolta rincasare all'alba, i vicini
credono che rientri dopo aver passato tutta la notte in un
quartiere di piacere, ed egli non li disillude; anche questo
mostra 1'aspetto di segretezza della pratica del karate.
L'insegnamento del karate aTokyo
Nel 1921, il Principe
imperiale, in viaggio verso l'Europa, si ferma a Okinawa. E'
un avvenimento eccezionale. In questa occasione G. Funakoshi
è incaricato di dirigere una dimostrazione di karate fatta
dagli scolari. Nel 1922, un anno dopo questo avvenimento, è
organizzata a Kyoto un'Esposizione nazionale di educazione
fisica, e G. Funakoshi vi è mandato per presentare il karate
di Okinawa. Egli pensa di ritornare a Okinawa dopo queste
dimostrazioni.
Ma J. Kano, fondatore del
judo, che ricopre importanti funzioni al ministero
dell'Educazione, lo invita a tenere una presentazione del
karate nel suo dojo Kodokan, a Tokyo. Accettando la sua
richiesta, G. Funakoshi aveva pensato di prolungare il suo
soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma, in seguito
agli incoraggiamenti ricevuti da J. Kano dopo questa
dimostrazione, decide di restare a Tokyo per diffondervi
1'arte del suo paese. All'età di 53 anni, G. Funakoshi
abbandona quindi le sue funzioni di insegnante e, lasciando
moglie e figli a Okinawa, comincia a vivere da solo a Tokyo,
per far conoscere il karate. Si ritrova senza lavoro, ma con
la passione di far conoscere 1'arte della sua regione ai
giapponesi, che consideravano questa un po' come un'isola
straniera. In quest'epoca, la popolazione di Okinawa aspira
ad affermare la sua identità culturale e nazionale
giapponese; Funakoshi non fa eccezione, e la sua passione
per la diffusione del karate è una manifestazione di questa
volontà collettiva. La dimostrazione al Kodokan ebbe luogo
il 17 maggio 1922. Shinkin Gima, originario di Okinawa e
studente all'università, che partecipava a questa
dimostrazione, racconta: "Per la dimostrazione, il maestro
Funakoshi ha fatto innanzi tutto una presentazione del
karate di Okinawa e del percorso di ognuno di noi. Poi ha
eseguito il kata Ku-shan-ku; in seguito io ho eseguito
Xaifanchi. Dopo la dimostrazione dei kata, abbiamo mostrato
un esercizio di combattimento convenzionale... Dopo la
dimostrazione il maestro Kano ha detto: "Signor Funakoshi,
penso che il karate sia un'arte marziale onorevole. Se pensa
di diffonderla a Hondo, potrei darle un aiuto, qualunque
esso sia. Mi dica cosa posso fare per lei". Sono certo che è
a seguito di queste parole di incoraggiamento che il maestro
Funakoshi ha deciso di rinunciare a ritornare a Okinawa".
Non avendo alcuna risorsa, G. Funakoshi lavora come
portinaio in un pensionato per studenti originari di Okinawa,
chiamato Meisei-juku. E' alloggiato in una camera di "tre
tatami" (5 m²). Il suo lavoro principale è la pulizia
quotidiana della casa e del giardino, la distribuzione della
posta agli studenti e 1'accoglienza dei visitatori. Il suo
lavoro corrisponde all'affitto; gli occorre dunque
guadagnare di che nutrirsi, per questo ottiene il permesso
di utilizzare la sala conferenze per insegnare il karate.
All'inizio, ha solo pochissimi allievi: "Avevo talvolta
l'impressione di lottare da solo, senza avversario",
racconta. Capita frequentemente che visitatori venuti per
vedere il maestro di karate prendano Funakoshi per un
vecchio impiegato incaricato delle faccende nella pensione.
Tuttavia, in capo a due o tre anni, il numero di allievi
comincia ad aumentare. Gruppi di studenti di molte
università formano dei club di Karate. Il particolare modo
di insegnamento e di trasmissione del karate in Giappone si
costituirà a partire dai rapporti gerarchici tra gli
studenti. Questi rapporti formano degli ingranaggi dinamici
tra studenti ed ex-allievi della stessa università, non
soltanto nel campo dello sport o delle arti marziali, ma
anche nelle relazioni di lavoro all'interno di una stessa
impresa o tra aziende diverse. Di fatto, la dinamica
sociale, in Giappone, si basa spesso su questo tipo di
relazioni gerarchiche. E le scuole di karate che hanno
conosciuto una grande estensione si sono appoggiate su
questi canali tipici del Giappone. E' per questo che la
diffusione del karate nelle diverse università è stata molto
importante.
Scrive Funakoshi: "In quell'epoca,
vivevo ogni giorno con l'impressione di vedere un chiarore
che si ingrandiva poco a poco nella notte tenebrosa... non
era più, quindi, una lotta senza avversario..., il mio petto
si gonfiava spesso di gioia".
I Venti precetti della Via del Karate
Nel 1935, G. Funakoshi
scrive la sua opera più importante, intitolata Karate-do
kyohan (Testo di insegnamento del karate-do). E' senza
dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse
università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il
numero di allievi aumenta, ogni giorno egli va a insegnare
in un'università diversa. La sua situazione materiale
migliora. Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai
suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo
scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro
università. G. Funakoshi chiama questo dojo "Shotokan" (La
casa nel fruscio della pineta).
G. Funakoshi scrive" I venti
precetti della via del karate" quando il Giappone e già in
guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:
1. Non bisogna dimenticare
che il karate comincia con il saluto, e termina con il
saluto.
2. Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell'attacco.
3. Il karate è un complemento della giustizia.
4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.
5. Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.
6. L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso
l'esterno.
7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.
8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
9. L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
10. Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la
sottigliezza.
11. Il karate è come 1'acqua calda, si raffredda quando si
smette di scaldarla.
12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
13. Cambia secondo il tuo avversario.
14. L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul
vero.
15. Considera gli arti dell'avversario come altrettante
spade.
16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può
trovare di fronte a un milione di nemici.
17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito
potrai stare in modo naturale.
18. Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono
differenti dal combattimento.
19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza
del corpo e il ritmo nelle tecniche.
20. Pensa ed elabora sempre.
Funakoshi dopo la guerra Mondiale
Nel 1941, tre anni dopo la
costruzione del dojo Shotokan, scoppia la guerra del
Pacifico.
Nel 1945 il dojo Shotokan,
sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i
bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La
guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine
desolante. G. Funakoshi, a 77 anni, lascia Tokyo per
raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud
del Giappone). Essi si ritrovano dopo una lunga separazione
e vivono insieme coltivando da soli della verdura e
raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare. La vita non
è certo facile, ma finalmente sono insieme. Due anni più
tardi, nel 1947, sua moglie si ammala improvvisamente e
muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di
coricarla in modo che prima la sua testa si trovi in
direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Scrive
G. Funakoshi: "Ha pregato l'Imperatore, e ha detto addio ai
suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi
antenati che sono sepolti a Okinawa. Questa fu la fine di
mia moglie, che aveva fatto di tutto perché io potessi
proseguire nella via del karate". Effettivamente, coricarsi
con la testa nella direzione di qualcuno è un segno di
rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un'offesa.
Possiamo vedere in questo atto d'addio della signora
Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di
prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica,
resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei.
In questo stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva
affidato lo Shotokan, muore anch'egli. G. Funakoshi, ha
l'impressione di aver perduto tutto con la guerra. Tuttavia
gli studenti hanno ripreso l'allenamento all'università,
malgrado l'atmosfera di depressione che investe tutto il
Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani
sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare.
G. Funakoshi, ha 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi
anziani usciti da università diverse cominciano a
raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si
costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla
testa Gichin Funakoshi, dell'età di 81 anni. Sembra, per un
momento, che l'unita della scuola Shotokan sia stabilita.
Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di
opinione sui modi di praticare e di insegnare il karate, e
anche sull'organizzazione della scuola, suscitano conflitti.
Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di
anno in anno.
Gichin Funakoshi muore nel
1957, all'età di 89 anni.
MANO VUOTA
Funakoshi scrive nel 1922 un
libro intitolato Rykkyu kenpo karate (Il karate, pugilato di
Ryu-kyu), e nel 1924 un altro intitolato Rentan goshin
karate jutsu (Tecnica del karate - rafforzamento energetico
e autodifesa). In queste due opere egli scrive il termine
karate con gli ideogrammi che significano «la mano della
Cina». E verso il 1930 che egli comincerà a trascrivere kara
con l'ideogramma che significa «vuoto». Con il montare del
nazionalismo, l'ideogramma «Cina» appare come un elemento di
disturbo per l'integrazione del karate nella tradizione del
budo giapponese, e anche per la sua diffusione, tanto più
considerando che la tradizione del budo e molto vicina al
militarismo giapponese, in via di rafforzamento nel corso
degli anni Trenta. E in questa situazione sociale che G.
Funakoshi sceglie, per scrivere il suono kara di karate, di
sostituire l'ideogramma che significa «Cina» con quello che
ha il senso di «vuoto». Egli spiega questa scelta attraverso
queste due piccole frasi dell'insegnamento buddista zen:
che significano:
Tutti gli aspetti della
realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla),
Il vuoto (nulla) è l'origine di tutta la realtà.
Ugualmente tutte le
discipline del budo giungono alla fine allo stato di un uomo
a mani vuote, e lo stato di un uomo a mani vuote è il
principio di tutto il budo. E' così che si è formato il
termine «karate» ripreso oggi nelle lingue europee. La
parola «karate», quando la sentiamo, riflette questa
profondità?
Quale significato veicola in
queste lingue?
Dopo aver scelto gli
ideogrammi, G. Funakoshi aggiunge al termine karate il
suffisso do (via) e 1'arte si chiamerà d'ora in avanti
karate-do. Questo termine viene dapprima adottato dal gruppo
di karateka dell'università Keio che incoraggiano G.
Funakoshi a utilizzarlo pubblicamente. Numerosi adepti
anziani di Okinawa criticano allora severamente G. Funakoshi
per l'adozione di questo termine. Alcuni anni più tardi
quasi tutti gli esperti avranno adottato questa
terminologia. Questi fatti testimoniano la differenza di
filiazione tra il karate di Okinawa e il budo giapponese,
poiché la nozione di do non era implicitamente presente nel
karate di Okinawa come lo era nel budo. Lo sforzo di adepti
come G. Funakoshi ha teso a integrare la cultura del budo
per innalzare la qualità del karate.
L'adozione del
termine karate risale agli anni Trenta. Questo cambiamento
di nome è rivelatore di una fase importante nella storia di
questa disciplina. Corrisponde al passaggio da un'arte
segreta, il cui nome, variabile, importava poco,
all'affermazione di un'arte riconosciuta, il cui nome ne
indica 1'orientamento. La parola karate significa: «mano
vuota»; essa ha in sé un'indicazione tecnica e un'idea
filosofica, poiché questo «vuoto» va inteso nell'accezione
buddistica del termine.
In giapponese
Karate si scrive con ideogrammi, e il legame tra il
carattere scritto e il suono non è così diretto come nelle
scritture fonetiche. Spesso esistono diverse pronunce per lo
stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più
ideogrammi. Il nome antico di karate era to de «la
mano (de o te ) della Cina (to )», o
più semplicemente te o de. L'ideogramma to
si pronuncia anche kara, e all'inizio del
ventesimo secolo ha cominciato a essere impiegata questa
pronuncia: kara-te «la mano (te) della Cina (kara)».
Il termine te o de, letteralmente «mano»,
ha anche il significato di «arte» o «tecnica». L'uso della
pronuncia kara permetteva di giocare su un doppio
senso, poiché il suono kara in giapponese significa
anche «vuoto», ma viene scritto con un altro ideogramma . Il
cambiamento dell'ideogramma corrispondente al suono kara
si spiega in due modi complementari: da una parte il
termine kara, che significa «vuoto» nell'accezione
del buddismo zen, ha in giapponese una profondita maggiore,
dall'altra il termine «mano cinese» non andava molto
d'accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo.
Questa nuova forma, kara-te, «mano vuota», si è
diffusa nel corso degli anni Trenta, nel momento in cui i
maestri di karate, arrivati dalla piccola isola di Okinawa,
cercarono di inserire la loro arte nella più vasta
tradizione del budo (insieme delle arti marziali dei
guerrieri giapponesi).
IL KATA NON E' UN GIOCO, IL KATA E' UN
COMBATTIMENTO REALE CONTRO AVVERSARI IMMAGINARI.
comparazione
nomi dei kata nei tre stili principali:
|
nome kata, alfabetico
|
Shotokan |
Wadoryu |
Shitoriu |
|
AHNAN
|
|
|
X
|
|
ANNANCO
|
|
|
X
|
|
AOYANANGI
|
|
|
X
|
|
BASSAI
|
|
X
|
|
|
BASSAI DAI
|
X
|
|
X
|
|
BASSAI SHO
|
X
|
|
X
|
|
CHI NO KATA
|
|
|
X
|
|
CHINTEI
|
X
|
|
X
|
|
CHINTO
|
|
X
|
X
|
|
DAICHI. DOSA. DAIYON.DOSA |
|
|
X
|
|
EMPI
|
X
|
|
|
|
GANGAKU
|
X
|
|
|
|
GOJUSHIO
|
|
|
X
|
|
GOJUSHO SHO |
X
|
|
|
|
GOJUSHO DAI
|
X
|
|
|
|
HAKKAKU
|
|
|
X
|
|
HANGETSU
|
X
|
|
|
|
HEIAN SHODAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIAN NIDAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIAN SANDAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIAN YONDAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIAN GODAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIAN NIDAN
|
X
|
|
X
|
|
HEIKU
|
|
|
X
|
|
JIN
|
X
|
|
X
|
|
JION
|
X
|
X
|
X
|
|
JITTE
|
X
|
X
|
X
|
|
JYUROKU
|
|
|
X
|
|
KANKU DAI
|
X
|
|
|
|
KANKU SHO
|
X
|
|
|
|
KOSOKUN DAI
|
|
|
X
|
|
KURURUNFA
|
|
|
X
|
|
KUSHANKU
|
|
X
|
|
|
MATSUKAZE
|
|
|
X
|
|
MATSUMURA BASSAI
|
|
|
X
|
|
MEIKYO
|
X
|
|
|
|
NAIFANCIN NIDAN
|
|
|
X
|
|
NAIFANCIN SANDAN
|
|
|
X
|
|
NAIFANCIN SHODAN
|
|
|
X
|
|
NAIHANCHI
|
|
X
|
|
|
NIJU SHIHO
|
X
|
|
|
|
NIPAIPO
|
|
|
X
|
|
NISEISHI
|
|
X
|
X
|
|
PACHU
|
|
|
X
|
|
PAIKU
|
|
|
X
|
|
PINAN GODAN
|
|
X
|
|
|
PINAN NI DAN
|
|
X
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|
|
PINAN YONDAN
|
|
X
|
|
|
RHOAI
|
|
X
|
X
|
|
SAIFA
|
|
|
X
|
|
SANCHIN |
|
|
X
|
|
SANSEIRU
|
|
|
X
|
|
SEIENCHIN
|
|
|
X
|
|
SEIPAI
|
|
|
X
|
|
SEISAN
|
|
|
X
|
|
SEISHAN
|
|
X
|
|
|
SHIHO
KOSOKUN |
|
|
X
|
|
SHISOCHIN
|
|
|
X
|
|
SOCHIN
|
X
|
|
X
|
|
SUPERIMPEI
|
|
X
|
X
|
|
TEKKI NIDAN
|
X
|
|
|
|
TEKKI SHODAN
|
X
|
|
|
|
TEKKI SANDAN
|
X
|
|
|
|
TEN NO KATA
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|
X
|
|
TENSHO
|
|
|
X
|
|
TOMARI BASSAI
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|
|
X
|
|
UNSHU
|
|
|
X
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|
UNSU
|
X
|
|
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|
WANKAN
|
X
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WANSHU
|
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X
|
X
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Nome Attuale |
Nome Antico |
Significato del nome |
Commenti |
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Heian Shodan
|
Piñan shodan |
Mente Pacifica primo livello |
Heian è il nome modificato da Gichin Funakoshi
dei kata Pinan ideati da Anko Itosu. Secondo
Funakoshi la conoscenza di questi kata permette
al praticante di sapersi difendere in quasi
tutte le occasioni. Inoltre questa serie di kata
comprende quasi tutte le posizioni di base del
karate Shotokan. In origine questi kata si
chiamavano Pinan o Ping-nan e furono creati da
Anko Itosu (1830-1915) maestro, insieme ad Anko
Azato di Gichin Funakoshi. Si crede che Ping-nan
sia la città cinese di provenienza del maestro
In Shu Ho e che questi fosse residente in
Okinawa in un villaggio di Tomari nella seconda
metà dell’800. Si ritiene che In Shu Ho abbia
insegnato a Bushi Matsumura (1797-1889) le due
forme chiamate ch’ang-an (pace e tranquillità
nella lingua cinese) e che lo stesso Matsumura
avesse scorporato le due forme insegnatigli in
tre forme, poi insegnate al suo allievo Itosu.
Itosu divise ancora i tre kata nelle cinque
forme esistenti, aggiungendovi alcune tecniche
di kanku dai. Lo stesso Hi Shu Ho aiutò Itosu
nella stesura dei kata, dopo la scomparsa di
Matsumura. La serie dei cinque pinan vide la
luce tra il 1897 ed il 1901. Questi kata di area
shorin, furono ben presto introdotti nelle
scuole okinawesi, ma prima di tale introduzione
Itosu sperimentò l’efficacia didattica sui suoi
stessi allievi e, accortosi che l’esecuzione a
mani aperte fosse molto pericolosa per gli
studenti, stabilì che l’esecuzione dei kata
dovesse avvenire con le mani chiuse a pugno. |
|
Heian Nidan
|
Piñan nidan |
Mente Pacifica secondo livello |
|
Heian Sandan
|
Piñan sandan |
Mente Pacifica terzo livello |
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Heian Yodan
|
Piñan yondan |
Mente Pacifica quarto livello |
|
Heian Godan
|
Piñan godan |
Mente Pacifica quinto livello |
|
Tekki Shodan
|
Naihanchi |
Cavaliere di ferro primo livello |
Il nome originale di questi kata era in
okinawese naihanci, kata di area shorei dal
significato “lottare al fianco”. L’attuale
definizione è dovuta a Gichin Funakoshi. La
posizione caratteristica del kata Tekki è Chiba
Dachi, posizione del cavaliere |
|
Tekki Nidan
|
Naihanchi |
Cavaliere di ferro secondo livello |
|
Tekki Sandan
|
Naihanchi |
Cavaliere di ferro terzo livello |
|
Bassai Dai
|
Passai |
Penetrare la Fortezza grande |
Kata di area shorin, noti ad Okinawa come passai
o patsai, il cui significato originario è
rompere in pezzi. In Giappone, sempre ad opera
di Gichin Funakoshi, come per tutti gli altri
kata shotokan, il cambio del nome significò
tempesta sulla fortezza o penetrare in una
fortezza. Il kata Bassai contiene molti
movimenti di parata delle braccia, i quali
suggeriscono la sensazione di spostarsi da una
posizione di svantaggio ad una vantaggiosa |
|
Bassai Sho
|
Passai |
Penetrare la Fortezza piccolo |
|
Kanku Dai
|
Kushanku |
Guardare il cielo grande |
Il nome originale di questo kata era quello del
delegato militare cinese Ku Shanku che lo
introdusse ad Okinawa nel ‘700. Altri nomi di
questo kata sono kosokun e kwanku, il cui
significato è guardare al cielo, poiché è questa
l’immagine che ci viene proposta dalle tecniche
di inizio del kata. Il kanku sho è un kata di
recente realizzazione, dovuta a Anko Itosu. |
|
Kanku Sho
|
|
Guardare il cielo piccolo |
|
Jiin
|
|
Tempio dell'amore di Buddha. |
Kata okinawese noto come suolo del tempio,
conosciuto in Giappone anche come shokyo. |
|
Jion
|
|
Amore di Budda e riconoscenza. |
Il nome originale Jion-ji significava ad Okinawa
suono del tempio. In Giappone amore e grazia. In
definitiva il nome chiaramente indicava il
tempio shaolin cinese in cui ebbe forma primaria
il kata. |
|
Jitte
|
|
Dieci Mani |
Kata okinawese che significa mano del tempio. In
Giappone viene chiamato anche Jite o Jutte,
significa, che se ben appreso una persona può
far fronte a 10 avversari.
Altre fonti sostengono che il nome deriva dalla
parata Yama Uke che compare nel Kata e che
ricorda la sagoma di un Jitte (Sai).Tecniche di
difesa contro il Bastone. |
|
Meikyo
|
Lorei |
Specchio Splendente |
Kata tomari di Okinawa, in origine chiamato
rohai, si componeva di tre forme (shodan, nidan,
sandan). Ad Okinawa il suo nome significa
visione di un’airone bianco, mentre in Giappone
significa pulizia dello specchio o specchio
splendente. |
|
Nijushiho
|
Niseishi |
24 passi |
Kata okinawese della scuola Haragaki, similare
di Unsu. |
|
Sochin
|
|
La Grande
calma. |
Kata shorin di Okinawa, della scuola di
Haragaki, chiamato hakko che significa grande
vincitore, mentre in Giappone significa forza
tranquilla. Il kata sochin rappresenta il legame
tra il karate e la divinità buddista Fudo.
Infatti la posizione principale del kata è
fudo-dachi (sochin-dachi) ed è la posizione
assunta da Fudo (statua) posta di guardia al
tempio Todai-ji, dove si riscontra la guardia
protettiva basata sulla credenza di difendere
una causa giusta. |
|
Gojushiho Dai
|
Ouseishi |
54 passi grande |
Kata okinawese della scuola di Anko Itosu,
chiamato anche useishi, la fenice di Okinawa.
Sensei Funakoshi lo chiamò Hotaku per la sua
somiglianza con un picchio con il becco acuto,
che becca la corteccia di un albero.
Nella scuola del M° Kanazawa il kata inizia con
lo Zenkutsu-dachi destra seguita da Chudan Kaki
Wake Uke.
Il suo creatore chiamo DAI quello che includeva
tre tecniche: RYU UN NO UKE, OSAE HAITO UKE e
SHIHON NUKITE eseguite in sequenza. |
|
Gojushiho Sho
|
|
54 passi piccolo |
|
Hangetsu
|
Seisan |
Mezza Luna |
Kata okinawese della scuola shorei, il cui nome
originale seisan significa tredici mani, segue,
unico tra i kata, le scuole interne dello
shaolin-quanfa, base originaria dello shotokan.
In Giappone è chiamato hangetsu, mezzaluna, in
quanto i movimenti frontali del kata richiedono
di iscrivere semicerchi con le mani e con i
piedi. |
|
Gankaku
|
Chinto |
Gru su una roccia |
In origine il kata si chiama chinto, il cui
significato a Okinawa era lottare contro l’est o
dove sorge il sole. Altra definizione del nome è
quella del marinaio che dalla Cina lo introdusse
ad Okinawa. Gankaku è un kata shorin che
richiede grande equilibrio e la sua
caratteristica principale è la posizione su di
una gamba che si assume svariate volte, prima di
eseguire yokogeri e uraken |
|
Empi
|
Wanshu |
Rondine in Volo |
Volo di Rondine, che sintetizza il tempo di
questo Kata che copia dal volo di questo
volatile la sua irregolarità.Si dice che fu
introdotto per il Sappushi Wanshu, ed era
praticato nella regione di Tomari: Si ritiene
che sia stato influenzato dal Kempo cinese. Più
tardi fu insegnato dal M° Sanaeda seguito dal M°
Matsumura. Il M° Funakoshi nel suo "Karate-Kenpo
delle Ryu-Kyu" descrive che ha 40 movimenti e
conferma l'origine di Tomari. |
|
Chinte
|
|
Mano Rara |
Kata cinese la cui storia non è nota. In
Giappone è noto come mano rara. In origine era
denominato chintei o shoin. |
|
Unsu
|
|
Mani come le nuvole. |
Il nome significa « le mani come le nuvole ». E’
a foncerta origine cinese, probabilemnet antica
e praticata a Okinawa nel gruppo di Niigaki o
Haragaki, insieme ai kata Sochin e Nijushiho,
adottato in Giappone dallo Shotokan e dallo
Shito. Per affrontare Unsu è necessario la
conoscenza di una quindicina di kata, tra cui
Bassai, Jion, Jitte e Gankaku. Ha un ritmo
particolare, velocità alterne, qualche rottura
di cadenza e tecniche specifiche. Richiede un
forte equilibrio psico-fisico. Usa
Neko-ashi-dachi, che è quasi assente negli altri
kata shotokan, come pure mawashigeri, anche se
tirato da terra. Questa tecnica, introdotta da
Yoshitaka Funakoshi è assente da tutti i kata
shotokan, mentre è un’idea originale shaolin. |
|
Wankan
|
Matsukase |
Corona Imperiale |
Kata shorin di Okinawa, in origine chiamato in
diversi modi, cioè wankuan, matsukaze, shofu,
hiko. Il nome attuale è quello giapponese. Il
suo significato originale è corona del re oppure
fruscio del pino. |
DOJO KUN
-
HITOTSU! JINKAKU KANSEI NI TSUTOMURU KOTO!
-
HITOTSU! MAKOTO NO MICHI O MAMORU KOTO!
-
HITOTSU! DORYOKU NO SEICHIN O YASHINAU KOTO!
-
HITOTSU! REIGI O OMONZURU KOTO!
-
HITOTSU! KEKKI NO YU O IMASHIMURU KOTO!
|
-
CERCA DI PERFEZIONARE IL CARATTERE
-
PERCORRI LA VIA DELLA SINCERITA'
-
RAFFORZA INSTANCABILMENTE LO SPIRITO
-
OSSERVA UN COMPORTAMENTO IMPECCABILE
-
ASTIENITI DALLA VIOLENZA E ACQUISISCI
L'AUTOCONTROLLO
|
Il saluto...
1. SEIRETSU in fila
2. SEIZA seduti sui talloni
3. MOKUSO meditazione
4. KAIMOKU aprire gli occhi
5. MOKUSO YAME fine della meditazione
6. DOJOKUN regole del dojo
pronuncia :
gincacu canseini sutomurokoto
gincacu macoto no mici o mamorukoto
gincacu dorioku no seiscin o iascinaokoto
gincacu reighi omonzurokoto
gincacu checchi no iuo imashimerukoto
SHINZA NI REI saluto ai fondatori della scuola
SHOMEN NI REI saluto di fronte
SENSEI NI REI saluto al maestro
SEMPAI NI REI saluto agli anziani
KIRITSU in piedi
I NUMERI
NEL KARATE
|
ICH
uno
NI
due
SAN
tre
SHI
quattro
GO
cinque
ROKU
sei
SHICHI
sette
HACHI
otto
KU
nove
JU
dieci |
DAI-ICH
primo
DAI-NI
secondo
DAI-SAN
terzo
DAI-SHI
quarto
DAI-GO
quinto
DAI-ROKU
sesto
DAI-SHICHI
settimo
DAI-HACHI
ottavo
DAI-KU
nono
DAI-JU
decimo |
|